1884 – 1 Sucre – Ecuador

60,00 

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⚔️ Fronte (Recto): Il Gran Maresciallo Antonio José de Sucre

  • L’Effigie dell’Eroe: Sul lato sinistro (o inserito in un sontuoso medaglione circolare) si staglia la magistrale, fitta e profondissima incisione ottocentesca che ritrae il volto fiero, le caratteristiche basette e l’alta uniforme militare del Generale Antonio José de Sucre (1795–1830). Conosciuto come il “Gran Mariscal de Ayacucho”, fu il braccio destro di Simón Bolívar, l’eroe che tesse le fila della liberazione dell’Ecuador e della Bolivia dal giogo spagnolo, vincendo la storica Battaglia di Pichincha nel 1822. La scelta di dare il suo nome alla nuova moneta nel 1884 e di inserire il suo volto sul taglio numero 1 è il massimo tributo della patria al suo liberatore.

  • Layout Ottocentesco ad Alta Definizione: Il centro del biglietto è un trionfo di calligrafia numismatica, con il nome della banca emittente impresso in imponenti caratteri gotici o ombreggiati e la dicitura solenne del valore “UN SUCRE”. L’architettura grafica è arricchita da allegorie classiche (spesso figure femminili simboleggianti la Libertà, il Commercio o l’Agricoltura) e da grandi cifre “1” racchiuse in microrosoni geometrici di finezza microscopica.

🛡️ Retro (Verso): Lo Stemma Nazionale dell’Ecuador (Arms)

Girando la banconota sul lato lungo, ci si trova immersi nell’araldica pura della giovane repubblica andina:

  • Lo Scudo della Repubblica: Il quadro centrale ospita lo Stemma Nazionale dell’Ecuador (Arms / Escudo d’Armas), inciso con una ricchezza di dettagli d’altri tempi. La vignetta mostra lo scudo ovale racchiudente il maestoso monte Chimborazo e il primo battello a vapore costruito in Sudamerica (il Guayas), sormontato dal maestoso Condor delle Ande con le ali spiegate, simbolo di potere, libertà e indipendenza. Ai lati, lo scudo è cinto dalle bandiere nazionali e da rami di palma e alloro.

  • Reti di Sicurezza Anti-Falsificazione: Tutto lo sfondo del retro è caratterizzato da spettacolari e complessi motivi geometrici guilloché ripetuti a ragnatela, progettati nel XIX secolo per rendere il biglietto totalmente impossibile da riprodurre con i rudimentali metodi di litografia e cliché dell’epoca.

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