1963 – 10 Gulden – Suriname

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👩 Fronte (Recto): Il Ritratto della Giovane Donna

  • L’Omaggio all’Identità Nazionale: Sul lato destro del biglietto si staglia, impressa con una fitta, nitida e profonda tecnica calcografica a rilievo, lo stesso, splendido volto di giovane donna surinamese già ammirato sul taglio da 5 Gulden. Questa scelta iconografica continuativa serviva alla banca centrale per celebrare l’armonia e l’unione della complessa demografia del Paese (creoli, indigeni, giavanesi, indiani e maroon). L’incisione a bulino restituisce la straordinaria morbidezza dei lineamenti e la fiera serenità dello sguardo.

  • Layout ad Alta Leggibilità: Al centro troneggia l’intestazione ufficiale in lingua olandese “CENTRALE BANK VAN SURINAME”, sotto la quale risalta il valore nominale espresso in lettere “TIEN GULDEN”. Grandi numeri “10” sono incastonati negli angoli all’interno di cornici geometriche geometriche, lasciando ampi spazi bianchi che esaltano la purezza della carta.

🛡️ Retro (Verso): Lo Stemma Nazionale (Arms)

Girando la banconota sul lato lungo, l’araldica ufficiale si prende il centro della scena con una definizione grafica impressionante:

  • Il Blasone del Suriname: Il riquadro centrale ospita lo Stemma Nazionale (Arms / Wapen van Suriname). Lo scudo è bipartito: la metà sinistra mostra una nave mercantile che solca le onde (simbolo del commercio marittimo), mentre la metà destra raffigura una palma reale (simbolo dell’agricoltura e della ricchezza del suolo). Al centro, il rombo con la stella a cinque punte simboleggia i cinque gruppi etnici che popolano la nazione. Lo scudo è sorretto da due fieri guerrieri indigeni armati di arco e frecce, appoggiati sul cartiglio con il motto latino “Justitia – Pietas – Fides” (Giustizia, Pietà, Fedeltà).

  • Blindatura Guilloché della Scuola Olandese: Tutto il fondale è protetto da un fittissimo reticolo fluttuante di linee concentriche guilloché a transizione cromatica continua (dal viola al giallo/azzurro), appositamente progettato dalle officine Enschedé per mandare in crisi i sistemi di riproduzione fotografica e litografica dei falsari dell’epoca.

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