1990 – 200 Dinara – “I Monumenti della Memoria”

Questa banconota è un vero tour tra i simboli della resistenza partigiana, unendo due dei monumenti più iconici della federazione.

🎨 Iconografia del Fronte e del Retro

  • Fronte: Ritroviamo il monumento di Mrakovica sul monte Kozara (Bosnia), la grande torre cilindrica che avevamo già visto sul taglio da 500.000 del 1989. Rappresenta la vittoria della vita e della libertà sulla morte.

  • Retro: Qui troviamo il celebre monumento “V3” (conosciuto anche come “Le ali spezzate”) situato nel parco commemorativo di Šumarice a Kragujevac (Serbia). Commemora il massacro degli studenti e dei professori avvenuto nel 1941.


Curiosità e Dettagli Nascosti

  • Il Simbolo del V3: Il monumento sul retro è uno dei più toccanti al mondo. La forma a “V” (che sta per la quinta classe del ginnasio) sembra una coppia di ali che cercano di spiccare il volo ma rimangono spezzate. Metterlo sulla banconota era un richiamo emotivo fortissimo per ogni cittadino jugoslavo.

  • Il Taglio dei Quattro Zeri: Se guardi bene la zona del numero “200”, potresti notare che lo spazio bianco intorno alle cifre è molto ampio. Questo perché il design originale era stato pensato per il 2.000.000 di dinari; togliendo i quattro zeri per la riforma del 1990, la composizione grafica è rimasta curiosamente “spaziosa”.

  • Unità nel Marmo e nel Cemento: Nel 1990, le tensioni tra le repubbliche erano altissime. Scegliere un fronte bosniaco (Kozara) e un retro serbo (Kragujevac) era un ultimo, disperato messaggio visivo di unità federale lanciato dalla Banca Nazionale.

  • Effetti Ottici di Sicurezza: Se osservi le linee che compongono il monumento “V3” sul retro, noterai che creano un effetto di moiré. Questa fitta trama di reticoli serviva a impedire che le prime fotocopiatrici a colori digitali potessero riprodurre fedelmente la banconota, poiché il software “leggeva” le linee come un errore grafico.

  • La Banconota “Seria”: A differenza del rosa del 10 dinara o del blu del 100, il verde cupo del 200 dinara era percepito come il colore dei soldi “da risparmio”. Era un taglio di valore rispettabile durante quella breve estate di stabilità del 1990.

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